Dopo Alexandre Farto, i ragazzi di Riot Design tornano ad occuparsi di arte, con un’intervista a Daniel Schinasi, pittore di origini livornesi nato ad Alessandria d’Egitto nel 1933 ed attualmente residente a Nizza (Francia), noto per essere il padre della corrente neofuturista.

Partiti nella prima mattinata di sabato 11 febbraio, i nostri arrivano a Nizza prima di cena e si recano subito allo studio di Daniel Schinasi che li accoglie con calore e simpatia.
Durante il giro nello studio dell’artista e poi nella sua abitazione, egli spiega ai ragazzi che il neofuturismo nasce ufficiosamente nel 1962, poiché Schinasi, lavorando alla Piaggio, entra in contatto con realtà operaie e si rende conto che l’ingiustizia sociale che circonda queste categorie, unita all’alienazione dell’essere dovuta al contatto con le macchine e il conseguente caos di tutti questi fattori, facevano svanire il pensiero futurista, troppo pacato ed inquadrato nelle sue forme per poter rappresentare al meglio le condizioni dell’uomo di allora.

I futuristi inoltre erano molto nazionalisti e non rappresentavano mai il mondo femminile nelle loro opere. Schinasi, al contrario, non discrimina nessuno; né uomini, né donne, né lavoratori appartenenti a categorie più umili o culti religiosi diversi dal suo e, introducendo innovazioni nel campo della composizione con lo studio e l’introduzione del cerchio come fautore del dinamismo e di tematiche come lo sport ed il lavoro, si pone, proprio come Riot Design, il fine ultimo di rivoluzionare il proprio campo artistico.

Tra le molteplici influenze che Daniel ha ricevuto nel suo percorso artistico, spiega, spiccano nomi come Franz Mark, che lo spinse a perseguire i suoi ideali all’inizio della sua carriera, Sonia Terk Delaunay, con la quale ebbe un significativo incontro durante una vacanza a Parigi e Vincenzo Marotta, storico d’arte e autore di molti testi sul neofuturismo.
Giunti al termine della nostra chiacchierata, chiediamo a Schinasi una riflessione sui giovani d’oggi e sulle nuove tecnologie che lui stesso giornalmente usa, come e-mail, Facebook e Skype. “Le tecnologie sono uno strumento positivo – spiega – perché permettono di confrontarsi con persone di varie età ed esperienze, ma se non si sanno gestire bene le proprie relazioni e si limitano le nostre conoscenze solo ad uno schermo, si rischia di diventare sempre più soli, infatti, uno degli obiettivi principali del neofuturismo è far si che l’uomo non sia creatore-schiavo delle tecnologie, ma viva la vita in primo piano.”

Prima di tornare in Italia i ragazzi non si negano un giro al MAMAC (Musee d’Art Moderne et d’Art Contemporain), dove sono esposti anche artisti del calibro di Sol LeWitt e Niki de Saint Phalle.



















